Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 26 maggio 2015

Il TALENT SCOUT LETTERARIO: fascino e responsabilità del "dietro le quinte"

Quando leggere diventa un mestiere


Siamo scrittori: in erba, affermati, aspiranti o esordienti; scrittori per passione, fin dalla nascita o in seguito a una tardiva rivelazione. Scriviamo sviluppando nuove idee, raccogliendo le intuizioni dentro storie narrate con una penna in mano e abbiamo un sogno: essere interpreti di pensieri altrui, entrare nelle case di chi, leggendo, saprà riconoscere il nostro talento.
Siamo scrittori che lottano contro l'insicurezza, che corrono per raggiungere il podio della pubblicazione, che giocano ad allenare la tecnica per divertimento, che si affannano a capire come e perché il mondo editoriale sia così inarrivabile e difficile da conquistare.

Da una parte, dunque, ci siamo noi, scrittori con la s minuscola.

Dall’altra parte, ci sono alcune figure professionali che intervengono con il loro attento lavoro e rappresentano tappe intermedie, necessarie, lungo il viaggio verso la realizzazione del sogno di diventare Scrittori con la s maiuscola.
L’organizzazione di un'azienda editoriale (non di tutte) prevede, infatti, una catena stretta di attività che culmina con l'arrivo del libro sulla scrivania dell’Editore.
Il primo anello di congiunzione di questa catena è rappresentato da una figura che contribuisce per prima a decretare il successo di un manoscritto: si tratta del cosiddetto "talent scout letterario”, che ha il compito di pescare il prodotto giusto nel mare magnum di testi in cerca di editore: potrebbe essere il libro “perfetto” che ha solo bisogno di essere segnalato alla opportuna Casa Editrice oppure quello che contiene il seme della potenziale opera d'arte, ma che necessita di un lavoro di rifinitura o di restauro per poter risultare presentabile. In un caso o nell'altro c'è qualcuno che, dietro le quinte, allestisce il palcoscenico destinato ad accogliere il vincitore della grande sfida rappresentata dalla pubblicazione con un colosso editoriale.
Ammettiamolo: difficilmente noi promettenti scrittori ci caliamo nei panni di chi, ogni giorno, viene a contatto con i nostri lavori; difficilmente riusciamo a immaginare uno sconosciuto che sbuffa dietro alle nostre pagine così ben scritte e alla eccezionale storia che abbiamo raccontato. Io ho provato a farlo, a immedesimarmi nella persona che legge tanto e lo fa perché è il suo mestiere, perché quello è ciò che richiede il suo ruolo professionale e ne ho tratto solo una conclusione: il suo è un lavoro da pazzi.
Trascurando le caratteristiche specifiche richieste per diventare talent scout, in termini di competenze, maturità artistica, capacità di fiutare il potenziale successo letterario e di sapere sfruttare gli opportuni canali, c'è da considerare l'aspetto principale: noi scegliamo sempre ciò che vogliamo leggere e la storia in cui vogliamo calarci durante il viaggio mentale consentito dalle pagine di un libro; ci pensate che, invece, un talent scout è, in qualche modo, costretto a farlo? Che si ubriaca di letture spesso orribili? Che per trovare il gioiello da esporre in vetrina deve scartare non so quante pietre di scarso valore e che per arrivare alla perla della letteratura deve inquinare il suo cervello con centinaia di banalità, luoghi comuni, inezie letterarie di ogni tipo?
Non è cosa di poco conto.
Sì, certo, per potere fare questo lavoro il presupposto imprescindibile è un reale, sincero interesse per le opere altrui, ma, poi, quanto basta l’interesse verso un’opera di fronte alla mancanza totale di qualità che mette a dura prova buona volontà e tenacia?
Suppongo che chi effettua a monte una selezione di testi, lo faccia guidato da uno spirito di sacrificio paziente e consapevole.  
Provo a immaginare, allora, una giornata tipo di un talent scout letterario alle prese con decine di manoscritti impilati sulla  sua scrivania.

Step 1 Da dove comincio oggi? Dal testo che mi è stato opportunamente segnalato da un amico o conoscente? Da quello con il titolo che promette bene? Dal primo della fila partendo dall’alto? Prendo i dadi: lascio decidere alla sorte.

Quanti manoscritti riceve un talent scout in una settimana? Quanti ne passano sotto i suoi occhi ogni giorno? E se un consulente fa seriamente il proprio lavoro, non può trascurare alcun testo,  magari ci vorrà del tempo per esaminarli tutti, o forse soltanto un quarto d’ora, giusto quello che serve per arrivare a pagina venti, ma deve, comunque, sottoporre ognuno di quei lavori alla propria attenzione.

Step 2  Con quali criteri opero la mia selezione? Premio la bellezza del testo, con una storia che sappia “parlare” al pubblico in generale o quello che sappia dire ciò che potrebbe fare presa sul comune sentire? Guardo allo stile impeccabile, alla struttura narrativa perfetta, all’uso corretto della lingua? o mi fido della sensazione trasmessa dalla lettura, a prescindere da tutto il resto, trovando delle potenzialità nello scrittore, tanto poi lo stile lo sistemiamo?

Imbattersi in opere scritte male è il rischio più comune accettato dallo scout, ma quanti testi da buttare dovrà sopportare prima di arrivare all’unico buono da tenere in considerazione?

Step 3 Metto da parte il mio gusto personale di lettore: devo astrarmi dai generi letterari che preferisco, per concentrare il mio interesse solo sull’opera scritta, sulle sue potenzialità, sulla proponibilità del suo contenuto.

E una bella forzatura, forse uno degli aspetti più brutti di questo mestiere: provare a offrire un’opportunità anche a un testo che per sua natura è noioso agli occhi di chi non ama quel dato genere narrativo.

Step 4 Questo testo sembra promettere bene, occorrerà lavorarci sù. Promosso con riserva: autore da contattare per approfondimento.

La relazione consulente/scrittore può portare a sacrificare parte o tutto del testo selezionato; è un lavoro che può arrivare a sovvertire contenuti, stile, modo in cui è stato concepito; è una bella responsabilità per il consulente, ma anche una prova di fiducia da parte dell’autore che si affida alle sue cure.

Un lavoro del genere nasconde, dunque, pregi e difetti. La sensibilità guida il buon consulente letterario a comprendere che dietro ogni storia c’è un percorso personale che ha portato il suo autore a raccontarsi, a dare dei significati importanti a ciò che ha scritto, a credere possibile la realizzazione di un sogno. Dunque, in qualche modo, lo scout accoglie in sé ansie e ambizioni altrui, ma poi intervengono alcuni fattori che compromettono la valutazione “romantica” di chi deve garantire qualità e dare un valore letterario autentico al lavoro sottoposto al suo giudizio.
Ci sono manoscritti che, nonostante la convinzione degli autori di avere sfornato un’opera destinata all’immortalità, sono oggettivamente brutti, tradiscono tentativi di cavalcare la moda del momento con storie che rientrano nei temi di maggiore interesse, ma, poi, risultano scontate, poco originali (quando non scritte con i piedi). 
Stancare la mente con testi di bassa qualità ha un rischio forte: comporta una disaffezione generale verso le storie, una cattiva predisposizione verso i lavori, determina l’impoverimento di ogni buona intenzione di chi fa scouting e non può fare a meno di stroncare sul nascere le aspettative dello scrittore pretenzioso.
Di contro, il lato positivo di questa attività è il partorire un’opera degna di pubblicazione attraverso un’attenta e spesso lunga collaborazione fra autore e consulente che non sempre, tuttavia, va a buon fine, perché, è bene ricordarlo, scout e editor sono due figure professionali diverse: il primo considera possibili alcuni testi e li rende presentabili, dunque propone, il secondo è colui che di fatto, sulla base del suggerimento accolto o meno, decide la pubblicazione di un’opera.
Per questo chi si rivolge a un talent scout letterario sale il primo gradino di una trafila ben più lunga di passaggi prima di arrivare in cima alla scala.

Affideremmo il nostro testo al giudizio di un talent scout, disposti a subire anche una solenne, eventuale, bocciatura? 
Avete mai fatto un'esperienza di questo tipo, cioè vi siete mai rivolti a un consulente letterario per verificare la validità del vostro manoscritto?
E voi lo fareste, il talent scout letterario per una casa Editrice? Vi piacerebbe essere scopritori di talenti letterari altrui? Ne avreste le qualità?











30 commenti:

  1. Sono appena passato per una valutazione. La speranza che ti dicano: "Wow! Che meraviglia!" è l'ultima a morire, ma l'ho fatto proprio per sapere come migliorare un testo che a me sembrava già buono. Non lo era, ma ci si può lavorare ancora. Più che bocciato sono stato solo rimandato :)
    Però io no, non farei mai né scout né editor. :)

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    1. E con quale formula sei stato "rimandato", oppure il silenzio prolungato ti ha dato le risposte che cercavi?

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    2. No: ho pagato una valutazione presso uno "di nome" e ne ho avuto in cambio 6/7 pagine scritte fitte di analisi del testo, con tutti i punti che secondo loro pongono delle criticità.

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    3. Suppongo sia stato utile, allora. Ricevere dal di fuori un giudizio spassionato può servire a capire e ad aggiustare il tiro, quando serve; un'esperienza che ho fatto solo quando ho partecipato al Premio Calvino, anche se quello era il risultato di una valutazione legata al concorso; però, ho posto, l'accento su alcuni punti che da autrice mi erano sfuggiti e ai quali adesso sto attenta.

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  2. Sì, mi sono affidata a una editor, dopo averne valutato le competenze, sono rimasta molto soddisfatta, è stata la vera spartiacque nella mia consapevolezza. Come ogni lavoro ha le sue rogne, ma, di sicuro, lo farei con piacere. Sandra

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    1. Lo sai che ti dico? Lo farei anch'io, sì, se avessi titoli e competenze adatte mi piacerebbe andare alla ricerca del romanzo che fa la differenza, scovare il talento, aiutarlo a venire fuori.
      Mi convinco sempre più che affidarsi alle persone giuste sia il valore aggiunto da dare al proprio lavoro.

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  3. Io vorrei affidarmi a un talent scout professionista, in futuro, ma credo che ora il discorso sia troppo prematuro, considerando che il mio romanzo è ancora alla prima stesura e che ci sarà moltissimo da fare. Non ho paura di sentirmi dire che il mio romanzo fa schifo: se ricevo delle critiche oggettive sono pronta a lavorare per migliorarmi, perché il mio obiettivo non è quello di vendere milioni di copie, ma di diventare MOLTO, MOLTO BRAVA, passare dall'essere scrittrice all'essere Scrittrice, non so se ci siamo capite. So di avere delle basi buone che devono essere potenziate e sviluppate, quindi ogni consiglio serve per crescere. :)
    Tuttavia, se ti ho chiesto di leggere le mie bozze, è stato anche per comprendere se potessero piacere a qualcuno. Non so quale sia la tua età, e forse la rappresentazione che faccio (farò) della mia generazione può essere lontana dal tuo sentire, però da quando ho ricevuto riscontri positivi mi sento molto più ottimista e desiderosa di fare bene. So che non hai letto che poche pagine, ma mi sembra di essere atterrata sul morbido, almeno per ora, pur nella consapevolezza che la strada è ancora tutta in salita.
    In poche parole, tu sei la mia "talent-scout personale", sempre che ci sia qualcosa da scoprire: spero che questo discorso sugli scrittori che pensano di aver scritto dei capolavori ma non sanno nemmeno l'italiano non sia un messaggio subliminale rivolto alla sottoscritta! :-D
    Mi piacerebbe molto anche ESSERE una talent-scout. Sarebbe bello, per me, passare le giornate a leggere ed essere pagata per farlo. Penso che ne sarei in grado, perché ho letto veramente tanti libri nella mia vita (oltre ad avere una laurea in lettere) e penso di aver maturato una certa oggettività, anche se parlo per ipotesi, dal momento che non ho mai fatto questo lavoro.

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    1. Ahah, bello, "talent scout personale" di Chiara Solerio! Teniamolo bene a mente, quando diventerai famosa con il tuo romanzo: non si sa mai, potrebbe essere un trampolino di lancio anche per me in questo mondo che tanto mi affascina! ;)

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  4. Io anni fa mi ero rivolto a un'agenzia letteraria (più di una volta, in realtà) e mi avevano rispedito un'analisi del testo accurata. Avevano individuato il problema, ma purtroppo non sono un fulmine di guerra e ci ho impiegato un po' (tanto) tempo per capire l'errore, e rimediare.

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    1. Beh, perlomeno, alla fine, lo hai capito. Ma poi, lo hai realmente riconosciuto come un errore? Cioè era necessario rimediare? E se la critica fosse mossa da un giudizio assolutamente soggettivo? Sarebbe questo il mio timore.

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  5. La settimana scorsa ho conosciuto una ragazza che fa questo lavoro. Paese diverso, sistema simile. Lei ha perso tutto il gusto per la lettura. Prima era un hobby, adesso non ne vuole sapere di leggere nel tempo libero. Molti tra gli autori che “pubblica” la infastidiscono perché: nonostante facciano errori palesi se ne fregano e continuano a ritenersi intoccabili (parole sue, le riporto e basta). Io, come sempre, ho finto di non avere idea di cosa parlasse. Sia mai che qualcuno sappia che scrivo. Però ho ascoltato con piacere le sue paturnie letterarie/editoriali e il suo mi è sembrato un lavoro tutt’altro che facile.

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    1. È capitato in piccolo anche a me e io non ho un ruolo professionale: una volta ho letto il libro illeggibile di un ragazzo, l'ho fatto a livello amatoriale e con molta umiltà gli ho segnalato ogni errore riscontrato (ho anche scritto un post a riguardo!); non mi aspettavo di essere incensata ma nemmeno una furiosa sua reazione: questi sono gli aspiranti scrittori peggiori, quelli con cui non vorrei mai avere a che fare se anche facessi il lavoro di consulente. La presunzione disturba parecchio soprattutto nelle persone che non sanno riconoscere i propri limiti anche di fronte all'evidenza. E poi ti credo che si perde il gusto della lettura!

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  6. Una carriera del genere non mi ha mai attirato (ho rifiutato un posto da editor in Fabbri, anche se ammetto che l'aspetto economico a pochi mesi dal matrimonio è stato un fattore determinante, ma è una scelta che non rimpiango). Amo la lettura, ma svolta in modo anarchico. Non sopporterei di veder trasformato in un dovere ciò che amo. Sono anche una pessima editor, nel senso che tendo a sovrapporre il mio gusto stilistico a quello dell'autore anche dove non è necessario.
    Di fatto molti dei miei compagni di master oggi lavorano come editor/traduttori/redattori, ma a me piace la parte autoriale della scrittura, non quella redazionale. Insegnare e scrivere per me va benissimo. Riforma permettendo

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    1. Capisco perfettamente anche il tuo punto di vista: quando la lettura diventa un dovere perde il fascino e l'importanza che ognuno le attribuisce. I gusti personali, secondo me, fanno tanto e tenerli a bada per dare precedenza ad altri fattori non dev'essere facile. Resta il fatto che una scelta consapevole tiene lontani i rimpianti ed è quello che è accaduto a te. E poi, comunque, il tuo lavoro di insegnante è bellissimo. In bocca al lupo per la riforma!

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  7. Non potrei fare questo lavoro, anch'io come Tenar amo la lettura in modo anarchico, leggo secondo il mio gusto personale che, tuttavia, negli anni è cambiato. Sto pensando anch'io di rivolgermi a un professionista per avere una valutazione, da profana ricevere delle critiche costruttive sicuramente aiuta.

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    1. Invece, vuoi la verità? Dico sempre "sì, anche per me il professionista è una figura importante (e me ne sono resa conto da poco), però non sarei così spavalda nel fargli leggere il mio lavoro: quell'essere "brutali" nel dire la verità mi mette molto a disagio, non so che effetto mi farebbe un sonoro "guardi, il suo libro è un disastro!" (Questa ammissione fa parte del capitolo "insicurezza" di qualche giorno fa)

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  8. Né scout, né editor, grazie! Non vorrei contaminare una cosa piacevole come la lettura per nessun motivo. L'ipotesi stessa di dover affrontare diversi testi ogni giorno mi terrorizza!

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    1. Invece non so perchè a me l'idea stuzzica, magari uno scout a prestazione occasionale! Esiste?

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    2. Ne dubito, ma non sono un'esperta. :)

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  9. Ammetto che non mi ci vedrei proprio a fare !quello che seleziona". Non ho mai neppure tentato di fare il professore (pur avendo i titoli per poterlo fare) proprio perché giudicare gli altri mi è sempre risultato difficile. D'altronde un editor ha anche responsabilità di tipo economico: può anche aver beccato il capolavoro assoluto della letteratura, ma deve preoccuparsi che venda bene... Talvolta un gran libro è anche difficile per la massa e venderebbe pochissime copie, quindi poi credo che che lo ha scelto si senta responsabile del fiasco finanziario (prescindendo dall'accoglienza della critica).
    No, non potrei mai fare il talent scout ;-)

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    1. Sono partita con l'idea che mi piacerebbe sperimentare lo scouting letterario, ma mi sto rendendo conto che forse non sarebbe nemmeno tanto nelle mie corde: il mio giudizio sarebbe troppo soggettivo, risentirebbe dei miei gusti personali e non dovrebbe essere così (almeno credo!)

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  10. Il tuo articolo è molto interessante :) io faccio sia la talent scout che la direttrice di una collana, e la cosa che mi ha stupito di più è stata scoprire quanti aspiranti scrittori si tagliano le gambe da soli per piccoli capricci o distrazioni.

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    1. Grazie, Amanda, di avere lasciato il tuo contributo in questo post, la tua esperienza è preziosa per noi aspiranti/esordienti scrittori. Perché non ci racconti quali capricci e quali distrazioni sono come mannaie per le nostre gambe? È sempre utile il confronto con un'autentica talent-scout. E, se posso soddisfare una mia curiosità, quale collana dirigi?

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  11. Ci si dimentica forse che il talent-scout letterario, l'editor, il redattore, è pagato per fare questo, è il suo mestiere.
    Agli operai che girano le viti piace girarle ? Se lo fanno piacere. E l'editor chi è, un principe che vive in un mondo fatato ?
    L'errore principale secondo me è proprio questo ovvero considerare la scrittura e l'editoria come un'attività destrutturata, priva di un percorso inquadrato professionalmente. In altri paese non è così, qui da noi invece si. Un autore esordiente se pubblica anche con Mondadori e vende 1000 copie guadagnerà non più di 800 euro. Ha senso allora rivolgersi ad un consulente editoriale che per 400 euro gli dice se il libro è buono oppure no ? Gli agenti seguano anche loro il mercato, non storcano il naso se devono leggere e se si vogliono far pagare si facciano pagare dopo sulle royalties. Altrimenti si finisce come sempre, a spillare soldi agli autori anzichè preoccuparsi di selezionare e vendere libri.
    Ma gli editor in fin dei conti cosa fanno ? Drante il giorno ben poco, giocano su fb. Tanto a loro dei libri che pubblicano gliene frega ben poco. L'importante è lo stipendio che gli arriva a fine mese.

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    1. Mi sembra una conclusione ingiusta. Da "professionista dell'editoria", posso dirti che la maggior parte delle persone che conosco è mossa dalla passione per i libri. I talent scout, gli editor e i redattori (in Italia) sono figure-fantasma, operai dell'editoria. Il nostro è comunque un lavoro. Ed è giusto che il lavoro venga ripagato.

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    2. Accidenti! Non ho mai ricevuto la notifica di questo tuo intervento, gierre13, e lo sto scoprendo solo adesso grazie al commento di unknown. Mi dispiace: è un po' datato, ma se ti capita di avere ancora sott'occhio questo articolo, volevo dirti che anche per me la conclusione è un tantino esasperata. Credo che solo la passione per i libri e la voglia di scoprire quelli validi muova questo mondo di figure- fantasma, come sostiene questo anonimo, che ringrazio per essere passato da qui. :)

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  12. Non ho mai valutato l'ipotesi di sottopormi al parere di un talent scout letterario, anche se mi farebbe davvero piacere una valutazione professionale sul mio lavoro. Scrivo brevi racconti erotici e sono arrivata a questa decisione per passione della scrittura, certo, ma anche per "sfida", dopo aver appurato (complice il mio lavoro giornalistico), quanto complicata, attenta e delicata possa essere la scrittura erotica! Del resto, è proprio su questo genere letterario che c'è penuria di talenti in Italia... In questo senso sì: mi piacerebbe moltissimo fare la talent scout, anche se ciò significasse leggere oscenità e prosa noiosa e di basso livello, cosa che peraltro, negli anni, mi è già capitato di fare.

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    1. Benvenuta Alice e grazie di avere lasciato un tuo commento a questo articolo.
      Interessante la tua attenzione verso il genere erotico: credo nasconda delle difficoltà di non poco conto, primo perché come dici tu non è un ambito seguitissimo nella narrativa, poi perché essere allusivi senza scadere in volgarità o banalità è una vera e propria arte. Mi complimento con te, se riesci a non dire esplicitamente ciò che leggendo si deve provare sulla pelle!
      Credo che chi legge molto, sappia in qualche misura approcciarsi agli scritti altrui, anche in veste critica. Non tutti, però, hanno il piacere di addentrarsi in pessime narrazioni. A me, invece, è capitato di leggere brutte cose e, nonostante tutto, di non perdere la pazienza.
      Torna a trovarmi.

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  13. Lo farò sicuramente. È un bel blog scritto da una piacevolissima penna!

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    1. Intercettato al volo! :)
      Ti aspetto, quando vuoi! :)

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