Fermo i pensieri in corsa, quando attraversano il mio cervello; li fisso perché non si confondano nel caos di immagini che quotidianamente registro e di sensazioni che assorbo mentre parlo, osservo, percepisco odori, ascolto, mentre, cioè, i miei sensi lavorano e io li assecondo inconsciamente. È questo ciò che faccio portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 2 maggio 2017

Tutto il resto è noia

Giovane operaio
Amedeo Modigliani
Metti un giorno che, armata di buona volontà, mi siedo per completare un capitolo del romanzo e mi trovo a disegnare cerchi di fumo nell'aria oppure penso che il blog meriti un bel discorso sull'importanza delle parole e mi trovo a sbuffare su ciò che sto scrivendo. Metti che sbuffo anche intrufolandomi qua e là nei vari siti e mi scoccia commentare.
Orribile sensazione, la noia.

Quando la linea dell'interesse verso ciò che normalmente mi entusiasma scivola al di sotto di un certo livello, si attiva una spia che mi mette in guardia contro il rischio di trovare tutto banale, solito, ripetuto tante e tante volte e di soffocare gli stimoli utili alla mia attività di scrittrice.

Cosa mi annoia, per esempio?

La monotonia, mi annoia: i discorsi triti e ritriti seminati in salse diverse. I blog letterari si ripetono, gli argomenti si esauriscono e vengono riesumati vecchi cadaveri. Ma non avete, qualche volta, anche voi questa sensazione?

E delle storie scontate di alcuni libri che mi dite? Personaggi ovvi, finali che si intuiscono sin dalle prime righe; ultimamente si parla tanto di cliché (una malattia da evitare quando si scrive e uno spiacevole incontro quando si legge).

Una trama piatta, mi annoia, una vicenda che non evolve. La narrazione che funziona è quella in cui accade qualcosa, partendo da un conflitto iniziale che deve camminare di pagina in pagina fino alla sua risoluzione, senza girare intorno alla stessa solfa, però, sennò due palle, signori!

Un linguaggio monocorde. La pedanteria, la ricercatezza, l'esposizione corretta ma didascalica creano un distacco fra chi scrive e chi legge: sono elementi che provocano sbadigli, risultano molesti.

E non vi annoiano l'incidente scatenante scatenato troppo tardi? o quelle storie che non si capisce dove vogliano andare a parare?
Premesse, chiacchiere, allora? Cosa devo aspettarmi da questo racconto? 
Ricordo un libro di Monica Dickens, Su e giù per le scale: se l'intento era quello di narrare in modo divertente e ironico l'autobiografia della pronipote di Charles Dickens, che salutando la propria famiglia borghese, insofferente a un certo tipo di vita, rispolvera un corso di cucina francese e si fa assumere come cuoca, beh, allora l'esperimento è stato di una noia mortale. Il libro è solo un elenco di esperienze, nemmeno così esilaranti.

Stanca anche tendere troppo la corda: tensione, mistero, aspettative, ci sta tutto, ma poi continuare a lasciare in sospeso punti di domanda e interrompere la corsa di un capitolo bruscamente per spostare l'attenzione su una parentesi diversa, in quello successivo, va bene una volta, due, poi diventa controproducente: spezza il ritmo, scema l'interesse.

Le trame che si intersecano e creano disordine sono facili candidate alla noia. Conoscete Matteo Nucci? Ho appena finito di leggere il suo È giusto obbedire alla notte (candidato allo Strega di quest'anno.)
È scritto con un linguaggio incalzante, a tratti volutamente compulsivo, ma in questa sorta di delirio di un uomo che si porta dentro la ferita di una perdita importante, c'è un ossessivo rimpallo fra passato, presente, pensieri in corsivo, ricordi di lui bambino, sfoghi della moglie fatti solo di parole urlate, è tutto mescolato e tu sei costretto a correre dietro a questo caos per ricostruire una storia che poi, tutto sommato, riscatta il ritmo incomprensibile in cui è raccontata.
Io l'ho condivisa con i miei amici di TwoReaders su Twitter, dunque l'ho portata a termine, ma questa lettura aveva i giusti ingredienti per farmi dire "basta" dopo i primi due capitoli.

Se poi mi interrogo sui motivi che portano alla noia, ne trovo due fondamentali: 

La mancanza di idee originali.
Quante idee abusate! Nella narrativa di genere, soprattutto, quando la mente non consente grandi voli di fantasia, spesso si procede per copie mascherate di materiale altrui: si ruba l'ambientazione di qua, si rispolvera un personaggio già incontrato di là. Ci si nutre di avanzi letterari spacciandoli per novità proprie. Si può passare inosservati e fare un figurone, ma se qualcuno sgama fonti e appartenenze, sai che delusione per chi legge e che fallimento per chi scrive (un conto è ammirare un dato autore e provare a carpirne i segreti nella scrittura, un altro è farne un'imitazione pedissequa.)

Non credere abbastanza nel proprio progetto.
Non trovare gli stimoli giusti, pur pensando di padroneggiarli, non aiuta e il vuoto che si crea va a inficiare sicuramente le idee.
Questo è uno dei motivi per cui non mi avventuro in generi che non mi appartengono. Se è una storia che non voglio raccontare, è alta la probabilità che non mi riesca bene: resta un'impresa ardua per me imbattermi in qualcosa che non mi entusiasma già in partenza. Penso alla domanda: scrivi ciò che il mercato richiede o segui la tua ispirazione? Sarei capace di rendermi appetibile a un pubblico buttandomi nella narrazione fantasy? No, risulterei solo di una noia mortale.

Lo so bene che non esistono regole assolute, che ciò che provoca noia a me, può essere fonte di grande entusiasmo per altri (basti pensare alla mia dichiarazione d'amore nei confronti di un'opera, quella di Proust, che ha tutti gli elementi per essere definita pallosa), che il genere letterario conta molto (è, forse, paradossale che a me i libri di avventura, come i film, mi annoino?), che andiamo dove ci porta il cuore (il libro della Tamaro: noiosissimo), ma datemi una storia che abbia un riflesso nella mia vita, che mi smuova una reazione profonda, che scuota pensieri sopiti e vedete come prendo a calci in culo la noia.

Ho un difetto terribile e posso confidarvelo: mi piacciono davvero poche cose. 
Tutto il resto è noia. 


77 commenti:

  1. Anch'io sto leggendo un libro noioso, eppure osannato dalla critica, fortuna che l'ho preso in biblioteca. Si tratta de LE RAGAZZE di Emma Cline. 300 pagine di questo gruppo 68ino a farsi le canne e rubacchiare in nome di un amore globale. DU PALLE. Trovo ci sia un po' di piattume nei blog, magari pure nel mio eh, difficile essere consapevoli in questi casi. Non capisco neppure tanto i miei lettori, le foto di Lisbona erano molto belle e hanno avuto solo 3 commenti, il che mi ha fatto dire all'Orso "al prossimo viaggio non metto le foto" una fatica a sceglierle e poi renderle "leggere" per il blog, per 3 commenti? No. Ma non è che sia colpa di chi legge, sarò io che annoio, che non offro stimoli e guizzi. Ecco, ultimamente faccio fatica ad appassionarmi a blog nuovi, li trovo in giro, li leggo e poi puf svanisce l'interesse. Per cui sono sempre il soliti e vorrei qualche novità di contenuti e post più frequenti. Un abbraccio Sandra

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    1. Sai, Sandra, io credo che le foto si ammirino e alla fine, i commenti sarebbero tutti con uguali espressioni di stupore e complimenti per l'autore. Per quello non ti devi crucciare: lo spirito è diverso. Invece il disinteresse su alcuni blog è reale: spesso sono argomenti che non interessano oppure sono cose già dette e me ne accorgo perché se voglio commentare mi trovo a ribadire cose scritte altrove, cioè finisco per ripetermi anch'io nei commenti.

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    2. L'ho letto anch'io: terribile. Le protagoniste poi erano tutte delle zotiche!

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  2. Accidenti, quanti refusi!

    Helgaldo

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    1. Dici al mio commento? Sandra

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    2. No, Sandra, la pubblicazione dei commenti di Helgaldo è avvenuta in momenti diversi e credo che la sua postilla appartenesse al suo commento qui sotto.
      Dico bene, Helgaldo?

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    3. Dici bene, pensavo al mio testo.

      Helgaldo

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  3. Anch'io mi ritrovo con questo stato d'animo da tempo. Mi chiedo sempre cosa potrei fare per rendere vivace il blog. Forse dovrei scrivere d'altro.

    Ho notato che il gruppo di blogger che seguivo quando ho scoperto questa forma social si è sottigliato sia come partecipanti (alcuni blog hanno chiuso) sia come interventi (meno post di prima e meno mordenti).

    Trovo anche una certa uniformità di opinioni. Tutti e sempre d'accordo su tutti.

    Per quanto concerne la lettura invece mi sto spostando lentamente ma inesorabilmente su opere che non siano necessariamente romanzi. Tipo Severgnini, a metà tra saggio e fiction. Wallace di Una cosa divertente che non farò mai più, Swift - se riesco a trovare Istruzioni per la servitù -, ho appena acquistato di Flaubert Dizionario dei luoghi comuni.

    Insomma cerco osservazioni intelligenti, dissacranti, non convenzionali sul mondo attuale e del passato, ma sembre visto con gli occhi di scrittori di prim'ordine.

    Helgaldo

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    1. Wallace di Una cosa divertente che non farò mai più, a me è piaciuto molto.
      Sandra

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    2. Rinnovare le formule. Dovremmo lavorare su quello. Per esempio con cosa? Uscire fuori dagli schemi dei finti scrittori che vogliono insegnare ad altri come diventare scrittori, ché di regole ci bastano quelle di chi si può permettere di suggerirle. Passare allo storytelling autobiografico? Potrebbe interessare il racconto di una giornata-tipo in casa mia? I racconti a puntate non funzionano, le esperienze personali dipende da come sono raccontate.

      Risolviamolo sto problema, se no ci troveremo a stringere le cerchie di lettori anziché allargarle.
      Wallace è fuori, ma è un grande: lui non annoia.
      E se per un periodo mi dessi alla saggistica anch'io? già per me sarebbe anticonvenzionale quello, fissata come sono solo con la narrativa.

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  4. Ciao Marina, a me annoia a morte la fantascienza. Oltre a guerre stellari (film) non sono mai andata. Riguardo a questo mi sono pure fatta dei nemici a proposito di Ray Bradbury dopo vche ho detto che per tre volte il libro è volato sul divano alla quinta pagina.
    Idem per il fantasy. Evviva il Signore degli anelli e basta! (libri e film).
    Per il resto, cosa mi annoia di un libro? Non so dirti di preciso. Ho letto i tre volumi di un lunghissimo epistolario di Richardson (Clarissa) e non mi sono annoiata. Al di là della storia in sè forse era la voglia di scoprire la vita di una fanciulla di due secoli fa e paragonarla alla nostra di oggi.
    Mi sono annoiata però leggendo un libro definito giallo, ambientato ai giorni nostri ma dove il giallo per me non c'è.
    Forse bisogna trovare come dici tu il libro che tocca corde personali e intime per trovarlo piacevole e non noioso.
    Ecco! Un libro deve smuovere qualcosa dentro di noi perchè diventi interessante. Quando ci riesce in pieno diventa anche una parte di noi

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    1. Letture noiose ne ho incontrate parecchie, io. E certo lì, è tutto soggettivo. Io sono difficilina, eh.
      Forse è proprio per questo che, alla fine, mi trovo a essere ipercritica nei confronti di molte cose, in primis della mia scrittura verso la quale ho ultimamente un rapporto di odio/amore.

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  5. Marina. Marinaaaaaaaaaa, hahahaha ma non ti rendi conto che sei arrivata a un passo dall'aver compreso?
    Poi ti spiego... (sono o non sono un cazzaro? E fammi cazzeggiare un po' 😉😉😉)
    Intanto diciamo che sarebbe bello esistesse un grande tasto di reset, oppure un bel siringone velenoso che favorisse un suicidio informatico di massa. Tabula rasa di tutte le cazzate che si trovano in rete 😉 Aaaah ricominciare da capo con nuovi stimoli, avventura e spirito pioneristico. Non è possibile. Tutto scorre monotono, danziamo annoiati un minuetto che è sempre lo stesso. Unica gioia gli occasionali sguardi di complicità tra i ballerini, le fuggevoli occhiate e i sorrisi che parlano d'altro rispetto al tedioso e ripetitivo solfeggio. Ma sono cose impercettibili, a un occhio esterno la pantomima appare sempre la stessa.
    Dicevamo del passo verso la comprensione …
    Immagina il nostro antenato tutto preso dalla caccia, dal bisogno di trovare modi per sopravvivere. Pensalo nella sua grotta, al caldo (bella scoperta il fuoco eh?), con la pancia piena (ottime queste selci per costruire lance nevvero?). Al caldo, al riparo, sazio, sicuro. E poi? Che noia, che due palle preistoriche. Noia, tedio, tutto uguale, ripetitivo. LA NOIA. Nonostante quello che si dice la noia non è mai mortale, anzi. La noia è il nostro momento di sospensione, il modo che abbiamo per ricaricare le batterie. Certo, nel momento in cui la viviamo sembra una condizione senza uscita. Non è così. La mente lavora, a livello impercettibile elaboriamo tutte le informazioni che ci hanno sovraccaricato, saturato. Poi, un bel giorno, come il tizio della grotta ci alziamo in piedi e con una pietra incominciamo a fare graffiti sulle pareti. Scopriamo un modo diverso per esprimere l'insostenibile leggerezza del semplice esistere (puoi perdonarmi questo mio parafrasare?). La noia e il tedio ci offrono la possibilità della visione laterale, non siamo focalizzati, siamo spugne che raccolgono tutti gli umori senza discriminare. Poi un bel giorno arriva la strizzata. Nuovo vigore. Coccola la tua noia, è il modo che abbiamo per trovare risposte che l'incessante quotidianità ci nega. Tutto è già stato detto e scritto, cambiamo noi e, nella migliore delle ipotesi, il modo di raccontare. Poi, insomma, il buon Proust (buon?) diceva che la noia è, in fondo, uno dei mali meno gravi che abbiamo da sopportare.
    Vedi? La tua noia, la mia, quella degli altri commentatori, ha prodotto questa piacevole chiacchierata 😉 È una cosa molto bella, no? È qualcosa.
    (Certo che sorbirsi un pippotto noioso e pretestuoso come il mio … non è il massimo per alleviare gli altri dal senso di noia 😉😉😉 )

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    1. La storia che la noia sia, in realtà, costruttiva l'ho letta: la noia fa crescere germogli di creatività, perché già reagire a essa ti costringe a trovare il modo per annientarla. Una stimolante paraculata.
      Dici cambiamo noi? E cambiamole ste regole del gioco. Proponiamoci, sono disposta a usare la pietra per fare graffiti sulla roccia. Chi ci insegna come si fa? Cerchiamo nuovi maestri, mettiamo in pratica nuove regole. Rinnoviamoci.
      Massimilianooooo, mi hai contagiato il delirio! 😂😂

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    2. Hahahahaha lo sai che sono un cazzaro, giusto i deliri posso esprimere.
      Per il resto... i maestri sono tutti morti. Sono rimasti solo gli impostori. Tocca imparare da soli a cambiare le cose.

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    3. Attenzione, però: gli autodidatti sono pericolosi! 😂

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    4. È vero, ma in merito alla scrittura, alla vita stessa forse, questo secolo appena trascorso e quello appena iniziato ci ha fatto correre così tanto in termini di cambiamenti, che forse è tempo di fermarsi e dare il tempo all'anima di raggiungerci. Può darsi che la noia sia questo, un limbo in attesa che il vuoto venga colmato.
      Ma io cosa vuoi che ne sappia, è così, tanto per dire.

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    5. Così disse il vecchio saggio! 😉

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  6. La mia sopportazione della noia è nulla, la mia stessa scrittura è nata perché nei primi tempi di università lontana da casa, senza un giro di amici, mi annoiavo. Un libro ha 50/100 pagine per prendermi e se non lo fa lo abbandono senza troppi patemi. Devo dire che, proprio perché odio la noia, preferisco leggere di qualcosa che sia altro da me, non a caso tra gli ultimi libri del gruppo di lettura quello che ho apprezzato di più è "La buona terra", ambientato nella Cina di inizio '900. Un mondo di cui non sapevo nulla e che quindi ho trovato affascinante. Se un romanzo è ambientato oggi deve dirmi qualcosa che non posso sapere per esperienza diretta o attraverso la cronaca o la saggistica, se no il rischio di non superare le prime 50 pagine è grande

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    1. La noia mi assale quando non so alzare il livello dei miei pensieri: se mi viene voglia di parlare di qualcosa nel blog, per esempio, capisco che l'argomento mi è venuto a noia quando inciampa su ogni parola aggiunta. Magari, sono cose che si potrebbero ampliare o dire in altri modi, allora le accantono, non le elimino: aspetto di dar loro una luce nuova. Ho un file dal titolo "spunti da approfondire": contiene i progetti in corso abbandonati per noia sopravvenuta. L'elenco è lungo. 😄

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  7. La noia non esiste, siamo noi ad essere noiosi, a credere di saper tutto tanto da annoiare e annoiarsi. È una condizione interiore che si crea quando non si riesce a vedere altro che sé. In parte ha ragione @Riccardi, con la noia arriva la spinta per cercare oltre (ho sintetizzato un po' 😅).
    Buona giornata noiosa Marina 😃
    Alla prossima
    M.Z.

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    1. Ora provo a considerare la faccenda dal tuo punto di vista. Vediamo se mi sento noiosa. Qualche volta, a dire il vero, lo sono sul serio! Eppure non è una condizione che mi deprime, mi rende solo insopportabile (non è che sia tanto meglio!) 😁

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  8. Io opto per una giornata-tipo in casa Guarneri. Lettura interessante. Ma già ne avevo letto tempo addietro... :-P

    Per sconfiggere la noia consiglio scritture separate: intavolare i discorsi più disparati via e-mail con i singoli blogger. Si legge e si scrive in botta e risposta, come a una partita di tennis.

    Poi, pubblichi lo scambio di e-mail (con il consenso del blogger, s'intende...).

    In alternativa, organizzare pizzate virtuali attorno a un argomento estratto a caso.

    P.S.: non ha molto senso come commento? Lo so. L'alternativa era un commento NOGLIOSO... :-D

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    1. Oh, questo è parlare: proposte.
      Il commento poteva essere "neglioso", ma hai scansato il rischio alla grande, Darius! 😜

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    2. Vai! Allora comincia a sparare mail a raffica! :-D

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  9. Io credo che la noia che percepisci sia proprio una voglia di venire stupita, che non si concretizza. Se davvero ogni libro pubblicato viene un po' rivisto e corretto e reso politicamente corretto uniformandosi, forse noti proprio questa piattezza. Ma potrebbe anche essere stanchezza e cambio di stagione che tendono a far staccare un po' dall'abitudine di dedicare tanto tempo ai blog e la loro lettura, anche se non cambia il contenuto che si trova all'interno.

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    1. Alla fine non è tanto il bisogno di stupirmi, né di stupire: lo stupore è una reazione immediata. Vorrei un conforto stabile, dunque vorrei essere più che altro realmente interessata da qualcosa e rendermi io interessante.
      Poi resto affezionata al blogging, solo vorrei evitare di risultare anch'io pallosa come molte cose lo sembrano a me in questo momento.

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    2. Tu non sei mai pallosa, di questo puoi stare sicura!

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  10. Non ho molto da dire sull'argomento perché è già stato sufficientemente sviscerato nelle nostre conversazioni. Dico solo una cosa: la prossima volta che in un giallo trovo un commissario alcolizzato, divorziato (o vedovo mai ripresosi dal trauma)e picchiatore mi metto a urlare. Idem per un post: conta più la trama o lo stile?

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    1. Direi che conta più lo stile. Lo stile del tuo urlo. :-D

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    2. Alla fine la trama è quella che ti conquista: trama stereotipata in stile eccelso vs trama avvincente in stile ordinario? Meglio la seconda accoppiata, sempre che lo stile non sia grossolano e scorretto, però, eh!

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    3. Non sono molto d'accordo. Lo stereotipo per me è sempre il male. ;)

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    4. Perché non sei d'accordo? Ho scelto la trama avvincente! :)

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    5. Perché sono Bilancia e tendo all'equilibrio. :-p Per me trama e stile devono avere lo stesso peso. Una trama al cardiopalma vale poco se il romanzo non è scritto in modo accattivante, così come uno stile curato può diventare inutile con una trama banale. Di recente ho mollato due romanzi, ciascuno appartenente a una di queste categorie. :)

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    6. Ah sì, siamo d'accordo: l'ideale sarebbe trovare entrambi gli elementi. Quando ho letto "Follia" di Patrick McGrath mi è sembrato di trovare questo giusto connubio.

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    7. Non lo conosco. Vado subito a cercarlo. :-)

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  11. Con me sfondi una porta aperta perché anch'io sono terribilmente "esigente" e, per dire, nella mia libreria di anobii difficilmente concedo cinque stelle a un libro. Anch'io tendo a stufarmi di trame troppo cliché, a meno che non siano riscattate da un personaggio particolarmente congeniale ai miei gusti o da un narratore dotato di stile sopraffino (sempre a mio insindacabile giudizio, si intende ;-)
    E anch'io non mi cimenterei mai in un genere che non apprezzo solo per inseguire i gusti del pubblico o la moda del momento.
    Infatti sono perennemente fuori dalle tendenze, cerco di essere "atemporale", cerco di essere originale essendo me stesso e non lo scopiazzatore di narrativa altrui (se poi la mia originalità sia pessima sul piano narrativo e stilistico è un altro paio di maniche, sta al lettore giudicare).

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    1. Le tue "nazioni immaginarie", in effetti, sono la prova di quello che dici: una trama fuori da ogni schema. Mi dispiace che tu ti ostini ad accontentarti dei tuoi lettori più affezionati. :)
      Certe volte penso che più abbiamo difficoltà a essere conquistati da qualcosa, meno possibilità concediamo a noi stessi di conquistare gli altri e questo atteggiamento non sempre paga.
      (In questo momento parlo più a me stessa, ragionando con te)

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    2. Penso sia inevitabile. Un genere a larga diffusione ha anche tanti fruitori e appassionati, mentre una trama fuori da ogni schema è inevitabilmente "di nicchia", e nella nicchia c'è sempre poca gente, sia come autori che come lettori.

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  12. Hai ragione. Mi sa che è un sentimento condiviso. Anch’io mi sto annoiando un po’ dei blog. E mi annoio anche a cercarne di nuovi. Mancano argomenti stimolanti. Forse rimpiango anche quelle polemiche, forse feroci, che però smuovevano sentimenti e punti di vista differenti. E i punti di vista differenti aiutano a crescere, migliorare, smussare le idee stantie del cervello.
    Io poi col mio blog da due post in un anno sono una noia. Eppure in questo periodo ho scritto tanti articoli, ma non ne ho pubblicato nessuno. Li conservo, strana cosa. Nemmeno li cestino. Mia nonna che era saggia e aveva vissuto la guerra e la povertà mi diceva: non si butta via niente. E anche nel benessere prendeva lo spago del pacchetto dei pasticcini, lo arrotolava e lo conservava con cura. Potrà sempre servire, mi ripeteva. Addirittura oggi leggendo un articolo del Post (il giornale online) sullo stato dell’editoria, mi si è scatenato di getto un articolo al vetriolo nel confronto fra self publishing ed pubblicazione tradizionale. Una roba da far cadere dalla sedia per lo sconcerto un direttore editoriale. Ma non lo pubblico. Tempo fa un amico mi ha detto: ma che te ne fai di coltivare nemici? Lascia perdere e tieniti le tue idee. E in fondo credo che abbia ragione. Perché diciamocelo, tutto attorno a noi vige anche molta ipocrisia. E fuori dalla nostra cerchia di gente perbene ruotano gli sciacalli. Hater pronti a sparare a zero con disumana cattiveria contro poveri scrittori il cui unico intento è coltivare un sogno o averlo raggiunto pubblicando con un editore.
    Il nostro è un bel gruppo. Credo, facendo una riflessione a bassa voce, di seguire soltanto persone/blogger che stimo nel profondo. Anche con chi nel passato ho avuto screzi, e magari non commento più da loro, sono brave persone, da stimare, anche quando le idee non coincidono con le mie. Hanno tanto da insegnarmi comunque e li seguo con piacere. E credo che sia questa la più bella esperienza, al di là dei temi, che ricavo dai vostri blog. Anche quando non c’è niente da fare, o da dire. Ci annoiamo assieme, ma con ironia. Oppure la gioia quando qualcuno di noi può mostrare qualche successo. O peggio, la preoccupazione quando qualcuno di noi sta male o attraversa un attimo di crisi. L’empatia di questo gruppo è ciò che adoro.
    Insomma, io vi direi vi amo tutti (platonicamente, perché poi i mariti si… ), ma comprendo che dirlo sarebbe una cosa noiosa. E allora anche se l’ho detto, voi non fateci caso. :P

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    1. Senti, gelosia o meno di mio marito, io, intanto, sta dichiarazione di stima me la intasco, ché serve sempre da conforto nei momenti di magra. 😉
      Poi, rientrando nel discorso serio, ti dico che il confronto quando è sano, quando non porta alla polemica volgare e non sfocia in uscite di pessimo gusto, è sempre un'opportunità. Sbagli a fare raccolta di articoli: hai un blog, sfruttalo per aprire discussioni, tu che hai tanto da dire e lo dici con convinzione. Fai tremare le sedie, porta la gente che ci crede a ribellarsi: si cresce, forse si migliora, anche, lo hai detto tu.
      Poi ci auguriamo sempre di incrociare persone mature che non vengono solo a fare i dispetti, ma che nel polemizzare seminano punti su cui riflettere.

      Ah, faccio pure io così. Come tua nonna: conservo tutto e, alla fine, tutto mi serve! 😋

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  13. Ecco,arriva la pecora nera,quella che un blog non ce l'ha, quella che dopo la sfilza di Blogger sente di dire che ci accomuna la noia, come il divertimento nello stesso istante.
    Mi sento fortunata di essere stata presa nel gruppo in tutte le sfide, argomenti, lezioni,semplici chiacchiere.
    Stiamo come in panchina o sul muretto a bivaccare,ma nessuno che dice: "Ehi,andiamo al mare?".
    Di solito un'iniziativa a spronare l'uno con l'altro funziona.
    Torno a leggervi. ;)

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    1. Una comitiva di aspiranti scrittori scazzata, aperta a tutti! 😄
      Torna torna sempre, Tiziana, che qui gli argomenti, seppur triti e consunti, non mancano mai.

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  14. Abbiamo già chiacchierato in altra sede, scrivo anche qui che difficilmente mi annoio, caso mai l'insofferenza mi porta a cambiare strada, prospettive, letture, giri vari.
    La questione del "trito e ritrito", a me lascia un po' perplessa. Quello che fa la differenza è il COME si gestisce. Penso che a volte si tenda a uniformarsi inconsapevolmente, si osi poco, ci si esponga anche meno.
    Questo vale per i temi rispolverati nei romanzi, ma anche nelle discussioni proposte nella blogosfera. Certo che se tutto si riduce a critiche più o meno velate a quanto sono cattivi o pessimi gli altri... Preferisco che il mio apporto sia personale, magari poco convenzionale e spaccamaroni. So che a molti non fa piacere, ma quando mi rendo conto di ciò, me ne vado, non è che la mia presenza sia necessaria e nemmeno deve essere subita.
    Non è vero che molti blogger cerchino il confronto è la critica, l'ho imparato a mio spese ;)

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    1. Quando entra in scena il "seminar killer" basta individuarlo e anemizzarlo con l'indifferenza. Tu sai come la penso, il blog può essere una piattaforma di belle discussioni, ma è necessario confrontarsi con il suo limite: non è sempre facile gestire tutti i livelli di confronto. Dovremmo imparare a commentare dicendo "cose" anche in due righe, piuttosto che dire "niente" in quindici. Allenarsi a dire ciò che conta, non perdersi in discussioni inutili.
      Invece, tante volte, la noia nasce proprio dal trovare poco stimolanti le chiacchiere che uno vorrebbe più concrete e corpose e invece si risolvono in battute uguali, in frasi di circostanza. Capita, no? (quando non diventano polemiche sterili, per tornare a ciò che hai imparato a tue spese)

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    2. Capita eccome! ;) Solo che qui si aprirebbe una lunga parentesi sulla blogosfera e la necessità di una rete di relazioni, e l'interesse effettivo, e su chi fa e chi ci è...
      Tendo ad essere molto tollerante, però è ovvio che certe battute al minimo e di circostanza facciano male alla lunga, allo spirito soprattutto.

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    3. È la parentesi triste del blogging. Ci si convive, con l'idea, però, eh, ché in fondo, non è una prescrizione medica e se lo spirito ne risente, ci si mette poco a tagliare i rami secchi. 😉

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  15. E che noia sia, e ben venga se fa scatenare una tale discussione.
    La noi serve, lo si dice sempre quando si parla di infanzia e di crescita. Il correre ed essere iperattivi non fa interiorizzare.
    Se devi pensare ti devi fermare e fare il punto. L'importante è farlo il punto, chiarirsi, per poi partire con nuovi presupposti da sperimentare. Si impara sempre per prova ed errori. La noia permette di ragionare ma soprattutto fantasticare, è da lì che parte la scintilla della creatività.
    Psicologi e neuropsichiatri, quando lavoravo mi hanno sempre fatto un mazzo tanto con questa teoria.
    Sulla mia pelle ho sperimentato che è vero, le idee mi girano di più nei momenti di noia suprema, se poi è condita da repulsione momentanea su determinate letture mi fa capire cosa vorrei essere e fare; ma come al solito tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, intanto provo a nuotare spinta dalle nuove dritte. Poi si vedrà, fino al prossimo momento di noia. Non mi sento però obbligata a spiegarne i motivi del perché utilizzo i nuovi impulsi, o cosa li hanno scatenati, perché sono più per agire e sperimentare, vivi e lascia vivere. Questo è un mio difetto che nonostante l'età non riesco a scalfire, non so allargare il discorso e confrontarmi più di tanto. La mia è manovalanza pura, per arrivare sempre al punto che mi stanco e bramo la noia.

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    1. Vero, per certi versi la noia è stimolante: è una contraddizione, ma è un dato di fatto che la noia porti alla ricerca di novità e questo mette in circolo nuovi interessi, apre nuove strade. E poi se ci hanno svolto fior fiore di studi e creato teorie su teorie...
      Tuttavia la noia è anche straniante: isola un po', distoglie l'attenzione da tutto ciò che appare ovvio, snerva e allontana.
      Vengono meno gli interessi e a me non piace sbuffare quando perdo l'entusiasmo.
      La tua manovalanza è costruttiva, invece, mica un difetto: sperimentare vale sempre, tentare nuove strade non dovrebbe stancare mai. Fai benissimo a essere così. 😊

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  16. "Datemi una storia che abbia un riflesso nella mia vita": per quello che ne so è il motivo per cui Volo vende. Io, che posso fare lo snob e dire che di suo non ho mai letto una parola, ho però ascoltato gente che lo legge e che lo fa pure volentieri. Il motivo è proprio questo: ritrova nelle sue pagine le cose che ha fatto, vissuto, sperimentato in prima persona.
    Prima che tutti si tuffino a scrivere "autobiografico", e per spezzare una lancia per il "povero" Volo preso sempre come esempio di cattivo scrittore, vorrei ricordare che ogni aspirante scrive di ciò: ciascuno di noi ha le proprie ragioni per credere di aver avuto una vita degna di essere tramandata. Così si mette all'opera e crede di aver scritto un capolavoro. Ma è una schifezza noiosissima. Meditate, gente, meditate.

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    1. Il riflesso non dev'essere necessariamente un ritrovarsi nelle storie di chi le racconta. Non mi immedesimo in un personaggio perché sta vivendo la mia vita o quella che vorrei e non ho.
      Il riflesso nella mia vita può essere una concezione, può essere un ritrovarmi nella bellezza di certe considerazioni che io non saprei rendere meglio; possono essere anche reazioni disturbanti, come quelle provocate dalla storia assurda di "Cecità".
      Trovare dei punti di contatto nella descrizione così perfetta della gelosia di Swann, sapere che qualcuno ha detto le cose che sono scritte dentro di me. Non è la storiella di un amore o boh, ma di che parlano i romanzi di Volo? che mi fa trepidare.
      È il tipico difetto di voi uomini: fermarvi alla superficie delle cose! 😋

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    2. Sarà un difetto di noi uomini, ma a me ha colpito il fatto che tu abbia usato la stessa espressione della collega che leggeva Volo: m'è venuto spontaneo associare le due cose. Poi non so: prendine uno e leggilo. :P

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    3. Ne ho uno nella mia libreria: "È una vita che ti aspetto"
      Credo me lo abbia regalato qualcuno per un compleanno.
      E se fosse venuto il momento di leggerlo sul serio? 😄

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  17. La noia è quel mostro che inghiotte ogni cosa in un sol boccone. Qua inghiotte quel che appare banale e scontato come forma di difesa.

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    1. Ciao Antonio, benvenuto. Anche tu un racconta storie, eh? Allora doppio benvenuto. :)
      Ti va di chiarire meglio questo concetto della difesa? È un elemento nuovo e vale la pena indagarlo?

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    2. Grazie per il benvenuto.
      Provo a raccontare storie, ottengo una successione di parole e pensieri che tento di ordinare.

      Comunque, il tuo post mi ha ricordato un mio amico. Eravamo insieme ad un pub, io stavo guardando la televisione in alto e lui si rifiutava di farlo. Gli chiesi come mai faceva quella faccia un po' schifata. Lui rispose "no no, non riusciranno a farmi identificare con questi del Grande Fratello. Non sarò come dicono loro".

      All'inizio pensai che stesse delirando. Col senno di poi ho capito che aveva ragione, troppa ragione.

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    3. Avevo letto "ottengo un successone" e mi sono detta: uh, una persona sicurissima di sé! 😄
      Invece sì scrive e si ordina tutti allo stesso modo!
      E, si spera, liberi da ogni spirito di facile identificazione. 😋

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    4. No, hai letto giusto, avevo scritto "ottengo un successone".

      Non capisco come mai è uscito "ottengo una successione", proprio non capisco...

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  18. Anch'io vado un po' controcorrente, come Glò, nel senso che molto raramente mi annoio. Però di libri noiosi in giro ce ne sono eccome, il panorama editoriale è molto piatto e all'insegna dell'omologazione. Non si distingue lo stile di un autore da un altro.

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    1. Non me lo dire. Recentemente, su stili e voci indistinguibili ho fatto un post!
      Io, purtroppo, ogni tanto cado nella noia, sì. Sento che mi mancano gli stimoli giusti per dire le cose o per recepirle. Sensazione transitoria, per fortuna!

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  19. In passato mi capitava di annoiarmi, ora accade raramente, forse perché manca il tempo e quello che ho cerco di usarlo al meglio evitando quello che non mi appassiona veramente. Riconosco che a volte ci sono concetti spesso triti e ritriti e troppo spesso riproposti...

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    1. Quanti blocchi dello scrittore? quante spiegazioni su cosa sono e come si usano correttamente i p.di v. nella scrittura? Quanti meme su libri letti, film visti, musica ascoltata? E quanti consigli, quante chiacchiere su editoria e self-publishing e se uno dice le cose come stanno si leva il solito coro di voci. Triti e ritriti? dejavu continui!
      E se rispolvero qualche post del passato, non lo trovo anch'io tra le cose scritte un blocco dello scrittore, una differenza fra racconto e romanzo...?
      No, però di punti di vista non ho parlato! :)

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  20. Non lo so, sai Marina. Sarà che questo è un periodo stressantemente caotico ma molto molto noioso. Noia in genere, che lambisce quasi ogni sfera della vita. Fino a qualche giorno fa ero anche persa nel vuoto della non-lettura; niente che mi attraesse, nessun incipit tra i romanzi regalo-compleanno che facesse scattare la scintilla... Poi, una paio di sere or sono incappo per caso ne L'estate che perdemmo Dio, di una certa - per me - sconosciuta Rosella Postorino; pubblicata da Einaudi nella collana stile libero. Inizialmente ho pensato: ecco qua, ci risiamo, la solita storia della famiglia del sud implicata nel criminale che è costretta a partire e a non fare più ritorno... E invece, invece... Sarà che la Postorino è in pratica mia coetanea ed è cresciuta nella mia stessa terra, sarà il suo stile veramente libero - e a me gli stili liberi fanno impazzire -, sarà la sua maniera di narrare che va da un punto di vista all'altro - e in quanti ci provano co sto salta e risalta da questo a quel personaggio - ma in maniera efficace, senza perdere il filo della narrazione, sarà che leggendola si smuovono pezzi di sentimenti che mi fanno stringere le viscere e che in un modo o nell'altro mi porgono un binocolo puntato dritto sulla mia di infanzia - ecco qua che torna la reazione profonda di cui parli anche tu - ed il libro l'ho quasi finito, entusiasta...

    Perché la lettura e la scrittura non possono esulare dal soggettivo e neppure dai periodi che attraversa il soggetto stesso.

    Di una cosa, tuttavia, sono convinta. E nessuno, nessuno -nonostante gli innumerevoli discorsi con altri amici che "amatorialmente" amano la scrittura così come la amo io- riuscirà mai a convincermi del contrario: scrivere con l'aspettativa di piacere a tutti i costi, scrivere seguendo tutte le regole declamate a destra e a manca, scrivere puntando ad un argomento che fa in e non ad uno da cui si è ispirati, scrivere preoccupandosi ad ogni riga di non aver seguito o aver seguito troppo i clichè, scrivere per contratto o per sfondare a tutti i costi nell'ambito di un concorso porta quasi sempre ad un scrittura arida e senza slancio: si può anche scrivere un capolavoro di tecnica ed intrecci, ma se la passione manca chi legge lo sentirà sempre e a prescindere.

    Perché scrivere è come fare l'amore: se non lo fai con passione e trasporto starai sempre li a pensare alle posizioni, alla durata, alla prestazione... E potrà anche risultare un'ottima performance, ma cosa rimane?

    E' che al giorno d'oggi fin troppi vogliono scrivere ma in pochi sono in grado di lasciarsi andare alla scrittura: e se poi non si ha niente da scrivere, niente di cui appassionarsi, allora si lasciasse perdere: non c'è niente di più orribile che costringersi a leggere una roba che forza da ogni lato.

    Grazie della parentesi affatto noiosa, un abbraccio!

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    1. Ti dirò, Irene, che alla noia di cui parlo, anch'io reagisco con un immersione nella lettura pressoché totale: ho scritto meno, in questo periodo e letto di più, cose belle, cose meno belle, ma sempre sul divano con in mano un libro.
      Sono d'accordo che nessuno dovrebbe intaccare il piacere puro di scrivere, però penso anche che questo ragionamento nasconda il rischio di affidarsi alla sola convinzione che volere fare qualcosa significhi saperlo fare bene. Io adesso pretendo da me un miglioramento serio, voglio tentare il colpo grosso, che non è- attenzione - la ricerca della fama o del boom (non coltivo più simili velleità da anni, ormai), bensì il voler raggiungere un livello più elevato di scrittura e questo livello non richiede più solo il cuore e il trasporto, ma anche ricerca, impegno, capacità anche di cambiare l'aspetto della mia scrittura. Forse si perde un po' del piacere puro che nasce dall'ispirazione, ma il risultato ci guadagna, se non altro mi dà il senso di una crescita che vorrei concretizzare.

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    2. Sono certa che riuscirai, Marina! Sei troppo forte e troppo talentuosa perchè questo non accada. Senza contare che, così, a pelle, ho l'impressione che tu abbia raggiunto una certa esperienza ed una certa maturità in ambito scrittura. Uuuuueee ma almeno quando il boom avverrà - e avverrà! - potrò dire: la conosco! la conosco! io la Guarneri la conosco! mi ha pure invitato a prendere il tè da lei... :D :D :D
      Un abbraccio, e nel mentre tanti tanti in bocca al lupo e crepi la noia, quella cattiva come il colesterolo però... :***

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    3. Grazie, sei la Regina dei complimenti! 🌹
      Racconterò, un giorno, un aneddoto, a proposito di talento e boom: ti verrà da ridere.
      👎🏻 Abbasso la noia-colesterolo! 😀

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  21. Ciò che è noioso per te magari non lo è per me e viceversa. Ma è peggio se qualcosa ci annoia entrambi. Come diceva Wilde: "Questa tensione è insopportabile. Speriamo che duri." L'unico antidoto alla noia è una tensione insopportabile, ma una di quelle che speri che duri a lungo.

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    1. Eh, spero sempre che la noia non sia assoluta, ma relativa.
      Scanserei volentieri tutto ciò che è insopportabile, ma se lo dice Wilde, magari, stavolta mi fido! 😉

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  22. Ti quoto per quel che riguarda i romanzi (e i film) di avventura. Ma ho scoperto che mi annoiano a morte anche i gialli... Christie, Simenon e compagnia bella. Del resto il mio istinto di lettore me ne aveva tenuto alla larga per mezzo secolo. Poi ho deciso di vincere il "pregiudizio" e... ho visto che non era un pregiudizio :D

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    1. Dire che scrivo e leggo letteratura non di genere non è di moda e non è un biglietto da visita vincente, ma non posso farci niente. Quanti "non". Ne aggiungo un altro: in pratica non amo i generi letterari. 😊

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  23. Brutta bestia la noia. A volte lascio perdere tutto e mi faccio un giro al mare: dopotutto ce l'ho a due passi!

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    1. Beato te! Vorrei viverci anch'io a due passi dal mare!

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  24. Strano, anch'io negli ultimi tempi ho riflettuto sulla mia noia, che arriva a sprazzi, dipende dai periodi. Per fare qualche esempio, mi distrugge letteralmente la routine. Il ripetersi delle stesse cose ogni giorni a orari fissi, quello di cui non si può fare a meno: su tutto, il traffico del mattino per arrivare a Grottaferrata, lo stesso noioso incedere verso il semaforo. Mi demolisce.
    Mi deprime la riflessione a lungo raggio, poi. Il fatto che in questo momento vorrei casa libera per farci le mie attività culturali (vale sempre quella proposta, e quando arriverà addio, noia, altroché) e invece devo annoiarmi appresso alle stesse cose di sempre, i compromessi con chi ti dà spazi per attività culturali ma a cui devi sottostare quanto a orari, prezzi, condizioni varie.
    L'essere privata della libertà di passare a un'altra fase, proprio quando senti che il tuo fare creativo sta prendendo una strada nuova, migliore, più concreta.
    Il non poter essere/fare mi annoia mortalmente.
    Quanto al blog, ho letto diversi commenti, ma io non riesco a pensarla allo stesso modo. A parte che in due anni non si può arrivare a esserne già annoiati, vivo questa mia piccola realtà cum grano salis e cerco di trarne solo benefici. Avendo vissuto la grande epoca dei forum, sono troppo istruita su quelli e su quanto fosse difficile starci o amministrarli per lasciarmi prendere dallo stesso sconforto riguardo al blog. Scrivo serenamente, leggo serenamente, mi confronto serenamente.

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    1. Fortunatamente le mie noie non sono gravi, certe volte sono persino simpatiche perché mi portano a fare cose che magari ho trascurato a lungo, così riscopro il gusto di dedicarmi ad altro che non sia solo scrittura.
      La routine è sì, spesso, una seccatura (so benissimo cosa intendi quando parli di strada incasinata per arrivare a Grottaferrata: la conosco bene) e anche il voler fare delle cose e non poterle fare. Quello più che annoiare frustra tantissimo.
      Io incrocio le dita per il tuo progetto culturale, lo sai, no? 😉

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