Fermare i pensieri in corsa, quando attraversano il nostro cervello; fissarli perché non si confondano nel caos di immagini quotidianamente registrate e di sensazioni assorbite mentre parliamo, osserviamo, percepiamo odori, ascoltiamo, mentre, cioè, i nostri sensi lavorano e noi inconsciamente li assecondiamo. Ecco, è questo ciò che faccio io portandomi dietro un taccuino: ce l'ho in borsa e se non è in borsa è in una tasca ma sempre con me, pronto a ricevere suggestioni, a raccogliere e conservare tutto quello che mi colpisce e non voglio vada disperso o dimenticato.

martedì 4 luglio 2017

"Allora, ti è piaciuto il mio romanzo?"

 

E alla fine ho scelto quanta verità somministrare alla mia amica, autrice di un libro che non ho apprezzato per una serie di ragioni spiegate in parte al telefono, facendo lo slalom fra diplomazia e faccia tosta.
La nostra conversazione avrebbe potuto godere di un’ulteriore appendice se lei fosse venuta a trovarmi qui a Roma, com’era nei suoi programmi saltati all'improvviso.
Ho avuto difficoltà, lo ammetto, perché questa mia amica non è una persona qualunque, con lei ho condiviso delle cose importanti in passato, il nostro è un legame inattaccabile: non penserò mai che un suo raffreddamento nei miei confronti possa essere dovuto alla sincerità dimostratale.
I vostri consigli mi sono stati utili, li ho mescolati, riadattati, filtrati: non usare parole ed espressioni forti come “brutto”, “da rifare”, “scritto male” è stato il primo degli imperativi categorici; lambire il problema, invece, una strategia che m’è parsa la più convincente. Ma, come le metti le metti, le critiche negative si percepiscono e quando arrivano a colpire il bersaglio fanno male, fanno malissimo.

Questa volta non condividerò il post su Facebook, perché attirerei l'attenzione della mia amica, tanto da qui lei non passa e così posso raccontarvi com’è andata (senza inventarmi nulla.)
Le sua domanda è stata: “Allora, ti è piaciuto il mio romanzo?”
Da lì in poi ho provato a uscire indenne dal percorso a ostacoli, con la dubbia convinzione di esserci riuscita.

****

- È fuori dalle mie corde, lo sai pure tu quanto non ami molto questo genere letterario.
(Parto alla larga e prendo tempo.)
- Sì, lo so. Ma questo, come ti è sembrato?
- Sai, sembra facile scrivere un libro, invece non lo è affatto. A te è venuto facile?
- Tutto sommato sì: avevo questa idea che mi frullava nella testa da un po’ e mi sono divertita a scriverla.
- Sì, scrivere è divertente, ma, purtroppo, non basta.
- Ho capito: è un modo gentile per dirmi che poteva essere scritta meglio?
- Qualcosa di migliorabile c’è sempre.
- Okay, spara.
- Forse avrei scelto un’immagine di copertina diversa, per esempio.
- Perché? È una foto che ho scattato io. Cosa c’è che non va?
- Il primo contatto che il lettore ha con un libro è di tipo visivo e una copertina deve richiamare l’attenzione almeno quanto il titolo. Quell’immagine non cattura molto, non ha molta attinenza con la storia, non ha nemmeno un richiamo evocativo. Poi è un riquadro inserito dentro una cornice troppo larga e non si capisce bene cosa rappresenti.
(Mi lascio prendere un po’ la mano.)
- Boh, a me piace. E poi, cos’altro?
- C’è qualche ingenuità nei dialoghi.
- In che senso?
(Ahia, il suo tono è piccato.)
- Un dialogo è parte della storia, deve portarla avanti, deve farla progredire in qualche modo. Hai scritto una pagina in cui la protagonista chiede all’altro: “qual è il tuo colore preferito?” Il verde, no, forse il blu, anzi il rosso. Non è di alcun interesse. E poi le fasi di lavaggio del cane con tanto di “bau”, “woof” e “grrr” di quest’ultimo in conversazione col padrone…
(Mi scappa un tono insofferente.)
- Ah, già, tu non ami molto gli animali nelle storie. Ma qui era funzionale.
- Il cane? Okay, forse avrei eliminato il ricorso ai suoi versi, avrei evitato di “farlo parlare”… ma lascia perdere il cane, è simpatico, in effetti.
(Rido a denti stretti.)
- E l’intreccio, almeno andava bene? C’è un po’ di suspense?
- Sì, la suspense c’è…
- Ma?
(Lo sapevo, ho lasciato troppi puntini di sospensione.)
- … ma c’è qualche imprecisione, giusto delle inezie, eh!
- Sì, le conosco bene le tue inezie! Quali sono?
(Gliele ho segnalate secondo l’ordine in cui le ho rilevate nel libro.)
- Lo sai, quanto ci ho lavorato?
- Lo immagino, ma senti… toglimi una curiosità:  qualcuno ha fatto l’editing del libro?
- Certo. Ho affidato il lavoro a un bravo professionista, quello che ha firmato la prefazione.
- Sì, l’ho letta. Si vede che ha apprezzato molto. 
- Non va bene nemmeno lui.
- Perdonami ma no, non ha fatto un buon lavoro: avrebbe dovuto notare le cose che ti sto facendo notare io. 
- Vuol dire che non è poi così sbagliato, il mio romanzo.
- Tutte quelle virgole messe a caso, il punto di vista, i dialoghi, sono cose che non possono sfuggire a un bravo editor.
- Il punto di vista?
- E certo, il punto di vista. Se per tutta la narrazione gli occhi sulla scena sono del protagonista che conduce le indagini, come fa questi a conoscere i pensieri che sta formulando un sospettato?
- Va beh, te ne sei accorta tu perché scrivi.
- Dunque, questa è una lettura non consigliata a chi scrive. Io sono una rompicoglioni, ma almeno l’editor, dai, è il suo mestiere!
- Non fare la spiritosa. In pratica mi stai dicendo che non ti è piaciuto niente.
- No, il titolo va bene, è un buon titolo.
- Salvi solo il titolo?
- Ma no, anche il colpo di scena è salvo.
- Mi consolo, allora.
(Stavolta la risata a denti stretti è la sua.)
- È solo il mio parere.
- Sì, infatti, il tuo è troppo condizionato dal gusto personale.
- No, sono stata obiettiva, ma in fondo, dov’è il problema? Te lo hanno pubblicato, il libro è stato letto e apprezzato da tutti, no?
- Infatti sei stata l’unica a farmi una critica negativa.
- Oggettiva, non negativa. 

Il seguito della conversazione telefonica è stato il silenzio di qualche secondo, un suo “sì, certo” e una ripresa su altri argomenti impregnati di inevitabile disagio.


So che ci vorrà del tempo prima che la mia amica digerisca la delusione. Intanto, però, su Fb pubblica le foto di presentazioni riuscite e di recensioni a cinque stelle. A lei basta tutto questo e forse non ho capito niente io, ma continuo a pensare che scrivere sia tutt’altra cosa.

56 commenti:

  1. Possiamo dire che è andata esattamente come immaginavi sarebbe andata?

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    1. - Va beh, te ne sei accorta tu perché scrivi.
      Evidentemente pensa che i lettori siano tutti degli idioti, quindi può scrivere anche in modo poco curato tanto non hanno gli strumenti per accorgersene. Alla fine credo che la conversazione avrebbe potuto chiudersi tranquillamente qui.

      - Infatti sei stata l’unica a farmi una critica negativa.
      Ecco, appunto.

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    2. Sì, la vedo così anch'io, anche se uso il filtro dell'amicizia che mitiga un po' la cosa.

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  2. Secondo me non è il caso di essere categorici "non leggerò mai più...", solo non dare pubblicità al fatto che lo stai facendo. Così se il libro poi ti piace puoi dirlo in tutta sincerità, se non ti piace puoi tranquillamente tacere (sono vigliacca, lo so)

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    1. No, non sei vigliacca e qualche volta faccio anch'io così. In questo caso era impossibile scansarsela: il libro mi è stato regalato da lei con tanto di dedica. Giaceva nella mia libreria da Pasqua.

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  3. Te l'avevo detto, purtroppo le reazioni possono essere particolarmente piccate.
    Michel de Montaigne diceva che per chi scrive libri i propri libri rappresentano quasi dei figli (e lui stesso ammetteva di amare i propri saggi pedagogici quasi quanto amava sua figlia).
    Quindi, in un certo senso, se parlando con un amico "offendi" il suo libro è come se offendessi suo figlio... Per questo, dopo l'esperienza di cui ti ho parlato in un altro commento, evito quanto più possibile di fare il lettore beta.
    Come dice Tenar, preferisco leggere il libro dell'amico senza dirglielo e poi, solo se mi è piaciuto, renderglielo noto. L'amicizia è una cosa importante, talvolta è necessario qualche piccolo sotterfugio per salvarla.

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    1. Aggiungo una cosa: chiedere è sbagliato. La domanda "ti è piaciuto" è quella che io, personalmente, evito sempre, perché o inviti la gente a mentire oppure la porti a essere sincera e tra le due alternative non so quale sia meno tollerabile.

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  4. Sei rimasta così attapirata che ti sei scordata di mettere il titolo al post... :-D
    Oppure sei rimasta senza parole? :-)

    Quello che mi ha fatto riflettere di più è la "presenza" del sedicente "editor" (virgolette d'obbligo su entrambe le parole). Mi chiedo: ma l'editor ha letto il libro? Oppure l'ha letto e non ha davvero ravvisato nulla da rivedere? Oppure (addirittura) ha letto e suggerito come arrangiare meglio il testo (e quindi ci ha messo del suo...) ?
    Domande a cui presumo non avrò mai risposta.

    In ogni caso, non saprei dire cosa sia peggio.
    Ci si scaglia sempre contro gli scrittori alle prime armi che pubblicano con facilità disarmante ma forse gli editor alle prime armi sono una piaga ancora peggiore... :-P

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    1. Caspita, c'hai ragione! Manca il titolo! 😵
      Vabbè, la vignetta parla da sola! No, ora glielo metto.

      Non ho approfondito la faccenda editor, se è un suo conoscente, se lo ha pagato, se essendo gratuita la prestazione si è limitato a una lettura superficiale, non lo so. Con questo scambio, per me, la parentesi si è chiusa definitivamente (spero non l'amicizia)

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  5. Beh Marina te la sei cavata egregiamente 😂
    E alla fin fine i consigli nei commenti ti sono risultati utili. Hai condotto la conversazione bene, portandola poco a poco alla verità. Quando avrà digerito la delusione, si renderà conto che sei stata una vera amica. Nella peggiore delle ipotesi, se avrà un grande successo, penserà che sei stata iper critica. Forse lo pensa già 😅
    M.Z.

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    1. Dici, Marina? 😑
      Non sai quanto ho sudato per dirle quel poco che le ho detto. La prova del nove sarà quando la vedrò in Sicilia, fra qualche settimana. Mi auguro che tutte le critiche positive che sta ricevendo servano a farle dimenticare la mia opinione. 😊

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    2. ah ah ah ... mi sa che avrai da raccontarci altro dopo averla vista in Sicilia :P
      Buone vacanze!
      M.Z.

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    3. Ne scriverò una storia a puntate. 😄
      Buone vacanze anche a te!

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  6. A me è successo di dire la verità a una mia amica, ma su tutt'altro argomento. Forse l'ho persa, non lo so. Sai che ti dico: la verità fa male, ma è necessaria. Chi avrà ragione ve (ce) lo dirà il tempo. Fa male prendersi le critiche, ma quando toccano a noi, ce le teniamo. È segno di maturità accettarle e imparare da esse. E come dicevo l'altra volta : se la verità non te la dice un amico, chi altri?

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    1. Le critiche, se vuoi scrivere, sono necessarie. Credo che sia stata questa la difficoltà della mia amica: capire ciò.
      Sai quante volte mi è capitato di dire verità scomode a persone care anch'io su altre cose? ma alla fine il tempo mi ha dato ragione. Spero accada anche stavolta. Sì è amici, nel bene e nel male.

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  7. Questo è il tipo di dialogo che spero di non avere mai con nessuno, non dalla parte di Marina, ma dalla parte di chi chiede un parere. E' anche vero che qualche cosina l'ho imparata rispetto alla tua amica: scrivere è divertente, solo alla prima versione, revisione non è per niente divertente; la punteggiatura è il respiro del libro, niente virgole a caso; la copertina lasciala fare a un grafico professionista, ne vale la pena; e l'editor? Stephen King dice "scrivere è umano, editare è divino."
    E in effetti io qui non darei tanto "colpa" alla tua amica, quanto all'editor. Non è un mestiere che s'improvvisa.

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    1. Alla fine, era questo il mio intento: dirottare l'attenzione sul lavoro dell'editor, che, in effetti, ce l'ha messa tutta per dare di sé una pessima impressione. La prima cosa che ho evidenziato in giallo è stata il suo nome: dovessi incontrarlo da qualche altra parte...

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  8. Il problema è che le persone preferiscono credere alle mezze verità o lusinghe piuttosto che sospendere le proprie "certezze" (in questo caso derivate dall'intervento dell'editor e dagli apprezzamenti vari) e dare retta a chi magari fornisce un parere con motivazioni, passione e capacità.
    Il discorso che fai, in conclusione di post, penso sia ciò che fa la differenza tra chi vuole pubblicare e finire nella quantità, e chi cerca di lavorare bene e al meglio sulla sua scrittura prima, per pubblicare poi. Intenti e amore per le lettere in gradi assolutamente differenti.

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    1. Non so se questa sua sia un'impresa occasionale e mi auguro di sì. Di certo preferirà non chiedermi più niente: è proprio vero che il balsamo delle critiche positive mette un velo davanti agli occhi. Spero che in cuor suo sappia cosa ho voluto dirle, se non altro per correre ai ripari prima di buttarsi in una nuova avventura letteraria.

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  9. E sì, direi che la tua amica forse non ha apprezzato la sincerità. Dipende però se da grande per mestiere vuole scrivere e tu hai solo anticipato quello che una critica seria potrebbe riferirle, salvandola.
    A volte io stessa leggo libri di grandi nomi e case editrici che non mi piacciono per nulla, ma hanno ottenuto critiche positive o forse eccelse, tutto questione soggettiva? Diciamo che ci sono vari livelli in cui un lettore più o meno esperto sa apprezzare un libro, e tu non sei una lettrice qualunque, ma molto tecnica. Può essere che davvero il suo libro sia adatto a un pubblico meno esigente.

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    1. Guarda, la storia poteva andare, in fondo la suspense c'è, non capisci fino all'ultimo chi è l'assassino, gli ingredienti ci sono, ma non si trattano così: ecco, il lettore più attento si accorge di tutto, ma tante cose che formano un libro non possono, non devono, sfuggire nemmeno al lettore meno esigente. E non è una questione soggettiva. Spero se ne faccia una ragione.

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  10. Mi dispiace per come ha reagito la tua amica, anche se la sua delusione era messa in conto. Forse, ai suoi occhi la tua opinione resterà solo quella di una scrittrice pignola o forse, rifletterà su quanto le hai detto e ne ricaverà spunti utili per il futuro. Certo che fa comodo credere agli applausi e se le servivano quelli, da quanto hai scritto, non le sono mancati. Resto dell'idea che hai fatto bene a dire la verità; l'amicizia non ha senso senza sincerità. Abbraccione. :-)

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    1. Lo sai cosa mi ha fatto arrabbiare? Ho sentito persone (altre amicizie in comune) che le hanno stretto la mano dicendole "bravissima" e poi a me hanno svelato le pecche del libro notate anche da loro. Che senso ha? Capisco che sia più facile liquidare una persona con una pacca sulle spalle, però è sbagliato. È sbagliato. Naturalmente, non ho raccontato nulla di queste verità alla mia amica, ma a me hanno dato molto da pensare.

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    2. L'ipocrisia è insopportabile. Alla fine è sempre chi si espone con sincerità a pagare le conseguenze, ma credo sia questione d'integrità e di chi si vuole essere. Le persone di cui scrivi sarebbero le prime che cancellerei tra le mie amicizie. Sono categorica, lo so. Ma meglio sola che circondata da falsità.

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    3. È bruttissima, hai ragione, ma per molti è una soluzione comoda. Adesso ci sono persone che non stimo più come prima, purtroppo.

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    4. Bisogna sempre dire la verità, sia per il bene della persona sia per amore della letteratura che va rispettata e trattata con serietà.

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  11. È andata bene dai, sei stata carina. Secondo me l'hai messa giù bene. Se siete amiche capirà, prima o poi capirà. Non ho trovato nulla sgradevole in quello che hai detto, tanto più che è stata un dialogo privato e non una critica distruttiva pubblica. Sei una Signora, c'è poco da fare.

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    1. Dici, Max? 🤗
      Io ho la sensazione di essere stata un po' carogna!
      Comunque, erano cose (il minimo) che andavano dette, non me ne sono pentita e spero sì, che lei prima o poi capisca.

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  12. Io pure sono etremamente chiaro e rifuggo da sdilinguimenti. Purtroppo se una cosa non mi piace non mi piace e basta. Motivo la mia insoddisfazione senza edulcorare le parole, a volte fa più male.
    Adesso un'osservazione: non conosco il libro, non conosco l'autrice, probabilmente non ne ho mai letto una riga; conosco appena te e solo purtroppo assai superficialmente, mi devo limitare all'impressione che mi ha dato il racconto che hai fatto della vostra telefonata.
    Lo faccio.
    Ebbene è stata una stroncatura. Mettila come ti pare, ma significa che non ti è piaciuto nulla. Naturalmente se così era non potevi che dire quel che hai detto, ma certamente se una scrittrice chiede alla sua migliore amica un giudizio, scioccamente, infinitamente scioccamente, si aspetta un peana. Tu hai cominciato a discutere la copertina fino all'editor, che forse obbediva a ordini di scuderia.
    Sono comunque d'accordo con te. Mi basta quell'urff arff gruff insomma il dialogo col cagnetto parlante per farmi passare ogni voglia di leggere questo libro.
    Scusa: posso sapere titolo e nome dell'autrice onde non comperarlo?

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    1. Ciao Vincenzo, benvenuto,
      Anch'io sono convinta di avere, alla fin fine, stroncato in modo netto il libro, anche se avrei usato parole ancora più dirette se la persona fosse stata un'estranea. Si è sempre condizionati dal rapporto personale con lo scrittore/trice e la mia amica, sicuramente, contava su questo, non si aspettava che io potessi criticarla per via della nostra annosa amicizia. A me dispiace solo che non abbia capito il mio intento, anche se mi conosce e sa bene che ciò che mi caratterizza è una schiettezza pressoché totale.
      Ho solo un problema di scrupolo nell'annunciare titolo del giallo e nome dell'autrice: mi sembrerebbe di esporla a una sorta di gogna, visto lo scambio avuto. Perdonami se non lo farò: ti garantisco che non ti perdi nulla. 😉

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    2. Grazie lo stesso. Naturalmente era la mia una provocazione. Per allinearmi a quanto tu deplori, cioè che la tua amica non abbia capito il tuo intento, aggiungo solamente che forse non era poi tanto amica. Quando si è amici si è disposti anche a sacrifici, come quello di sentirsi dire sul muso una verità cruda senza andare in apnea. Posso solo dirti che anni or sono ho perduto un antichissimo amico -o meglio uno che si professava mio amico- che snobbò di criticare un mio romanzo senza dare una spiegazione. Poco tempo dopo reagì violentemente ad una mia stroncatura di un suo libello, che io e nemmeno tu avremmo mai scritto, dicendomene di tutti i colori, di cui la più apprezzabile era: "tu che ritieni di essere uno scrittore". E quella è stata l'ultima volta che ha avuto rapporti con me.
      Me ne sono fatto una ragione, e continuo a ritenermi uno scrittore.
      Capita. Ciao.

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    3. Se conosco la mia amica, mi terrà il muso per un po', poi le passerà. Ma pensa quanto una cosa che dovrebbe cementificare un rapporto, la sincerità, in realtà lo metta in crisi! Me ne farei una ragione anch'io, ma ne soffrirei molto. Posso ancora sperare che ciò non accada.
      (Scrivi delle belle poesie, complimenti!) 😉

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  13. Brava Marina, sincera e dritta senza indugi, come piace a me! Sei riuscita a mettere sull'avviso la tua amica che pubblicare è una cosa seria, ne terrà conto per il futuro. Nello stesso tempo non l'hai ferita. Le critiche circostanziate sono segno di serietà, hai dimostrato di esserti presa cura del suo libro più del sedicente editor. Alla lunga, ribadisco, lo apprezzerà;)

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    1. Spero che non ci sia questo futuro, onestamente; sarò cattiva, ma no, la vedo adatta per altre attività in cui di sicuro riesce meglio. 🙂
      Sono contenta, comunque (cioè mi sento meno in colpa) che il mio non sia sembrato solo un attacco, ma una critica seria. Per cui grazie, tutto ciò mi conforta. 🤗

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  14. Ecco finalmente il tanto agognato post!
    Allora, per quanto riguarda la forma è il modo di porre la critica, ti promuovo con 8: non ti do 9 solo perché il tono insofferente e la critica alla cornice tutto sommato li avrei evitati (ma sono io che raramente giro troppo il coltello nella piaga. A volte la mia eccessiva diplomazia mi caccia in grossi guai)
    Per quanto riguarda la tua amica, capisco che la critica in sé faccia male, ma sinceramente il "vuol dire che il mio romanzo non è così male", "tu te ne accorgi perché scrivi" e infine "tu sei stata l'unica critica negativa" li avrei evitati... ma è l'ennesima dimostrazione che hai fatto bene ad essere sincera. Perché finché ha queste uscite con te, che sei una sua amica, poco male; ma se un giorno dovesse ricevere delle critiche da qualcun altro, qualcuno del mestiere, dovrà saperle accettare ed evitare le risposte infelici e a caldo. Non lo sa, ma l'hai aiutata anche in questo. Sei stata una brava amica. 😊

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    1. Eh, cara Eleonora, sudato 8! Me lo prendo e me lo porto a casa, 😄 anche perché di meglio non sarei riuscita a fare, né nel "togliere" né nell'"aggiungere" alla critica.
      Sai però cosa penso veramente? Che forse la critica di un estraneo sarebbe stata accolta con una reazione diversa: il fatto che sia stata proprio io a non avere apprezzato appieno il suo libro ha acuito la sua delusione, secondo me. Non so se ne parleremo ancora, ma spero che non sia davvero questo episodio a compromettere la nostra amicizia, altrimenti ci rimarrei molto male io. Lo scoprirò solo nel tempo!

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  15. Cara Marina te la sei cavata bene, del resto è inevitabile un minimo di attrito quando si dice la verità, ma proprio perchè è una amica la verità è necessaria, tu hai detto quello che pensavi con il giusto tatto, sono convinta che, a distanza di tempo, la tua amica apprezzerà, soprattutto se continuerà a scrivere.

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    1. Spero, invece, che capisca che scrivere è una cosa veramente seria, perlomeno spero capisca che se proprio le scappa da scrivere, almeno sia più accorta nella scelta dell'editor! 🙂

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  16. Gli errori relativi al "punto di vista" li ho notati ahimè da parecchie parti (pur essendo io uno che legge, anziché scrivere). Narratori che leggono nelle menti, nel futuro e nel passato, quasi come fossero degli spettri affollano Amazon come nemmeno le formiche sul mio terrazzo...

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    1. È un segnale che mi allontana dalla storia immediatamente, mi pregiudica proprio il piacere della lettura. Peccato sia preso per una cavillosità inutile "di chi scrive"

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  17. Leggendo i commenti sopra, è divertente vedere come ognuno abbia avuto una visione differente da questa storia :D
    Comunque, secondo me il raffreddamento devi metterlo in conto, sia perché qualsiasi scrittore si identifica con la sua creatura, sia perché le critiche erano abbastanza evidenti e come tali avranno bisogno di un po' di tempo per essere digerite. La verità ha sempre un prezzo, purtroppo.

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    1. Sì, è vero! Io la prima impiego del tempo per digerire una critica sincera ma sconfortante. Immagino ci si abitui: ecco, temo che la mia amica non voglia fare questa esperienza brutta ma costruttiva. Io sento di avere fatto il mio dovere e non ho rimpianti.

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  18. Come ti ho scritto anche su Google+ ribadisco anche qui la mia approvazione sulla tua sincerità diplomatica. Se è una vera amica capirà che tu hai agito a fin di bene e non dettata dall'invidia. Ora però ti lancio una provocazione sperando che non mi odierai per questo (visto che sono nuova del tuo blog) ... Ti scrivi: Questa volta non condividerò il post su Facebook, perché attirerei l'attenzione della mia amica, tanto da qui lei non passa e così posso raccontarvi com’è andata (senza inventarmi nulla.) visto che la tua amica non passa da qui perchè non ci indichi il titolo del suo libro e autrice così potremo leggerlo anche noi e dire se veramente è un "libro mancato"... Magari a me può piacere data la mia incompetenza, chissà. Buone vacanze siciliane (bella regione che amo in modo particolare, soprattutto nel cibo)

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    1. Grazie di essere passata anche da quì. 🤗
      Come dicevo sopra a un altro commentatore, in tutta sincerità vorrei evitare di svelare il nome della mia amica autrice e il titolo del libro che ha scritto. Credo di avere fatto abbastanza così e mi sembrerebbe di infierire. Spero mi capirai! So di averla in qualche modo ferita e, a dire il vero, mi dispiace parecchio. 🙂
      Buone vacanze anche a te. Spero di ritrovarti fra queste pagine virtuali.

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    2. Ho letto: "...un problema di scrupolo nell'annunciare titolo del giallo e nome dell'autrice: mi sembrerebbe di esporla a una sorta di gogna, visto lo scambio avuto." Credo che tu abbia ragione. Amicizia è anche avere la sensibilità di capire che la tua amica ha forse bisogno di "assorbire" le tue parole. Scusami la mia provocazione, non volermene. Abbraccio

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    3. Ci mancherebbe! no che non te ne voglio. 😉

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  19. Hai agito bene con la tua amica, anch'io avrei fatto così. L'amicizia è sincerità, il che non equivale a brutalità. Però se ci sono dei difetti bisogna esporli... Poi è chiaro che il libro perfetto non esiste e c'è una forte dose di soggettività nel considerare un libro; basta vedere le opinioni divergenti su una stessa opera da parte anche dei critici letterari. Ci sono dei criteri basilari da cui non si può prescindere, come il punto di vista ecc.

    Da qualsiasi parte si consideri la questione, scrivere un romanzo rappresenta un enorme investimento in termini di energie, emozioni e aspettative. Capisco anche bene che ci si possa sentire feriti: all'inizio reagivo così anch'io, poi ho imparato dalle critiche... quando non sono malevole, beninteso.

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    1. Ho imparato anch'io e mi è costato ammettere che tutte le critiche ricevute hanno sempre avuto un perché sostanziale. Sono state utili e adesso ci convivo tranquillamente. Si comincia sempre da qualche parte: mi dispiace che lei abbia dovuto cominciare proprio scontrandosi con la critica di una sua cara amica (spero di esserlo ancora!) 🙂

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  20. Che ardimentosa, ti stringerei la mano! Io, quando in queste situazioni ci incappo senza possibilità di fuga, mi preparo pensando che mentire è peggio che perdere un amico, così sono pronta al peggio e posso iniziare a decidere come dire quello che voglio dire. Preferisco la forma scritta, però, che può essere ritoccata; a voce è un casino. Hai la mia comprensione, e anche la mia risata per quando sei arrivata a dire che il titolo andava bene. Mitica! :)

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    1. Qualcuno, la volta scorsa, mi aveva suggerito di partire dalle cose positive, io, l'unica cosa buona riscontrata, l'ho lasciata alla fine perché, in effetti, ho fatto fatica a trovarla, in mezzo a tutto il resto. 😁
      Ah, avessi potuto dirgliele anch'io per iscritto!

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  21. Dille di affidare il libro a me, che le farò un editing perfetto. :)

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    1. L'ultima volta che ho parlato con lei... mi sono rotta un piede! 😜

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  22. Ciao Marina, mio fratello mi ha chiesto di leggere un suo manoscritto con eventuale correzione o suggerimenti. Gli faccio notare che se scrivi in prima persona non puoi non puoi leggere il pensiero di un'altro... niente da fare, anzi mi ha detto di lasciarlo così com'era perché il periodo descritto gli piaceva moltissimo. Scrivere non è poi così difficile come ad alcuni può sembrare, la cosa difficile è quella di essere uno scrittore. Ciao e buone vacanze.

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    1. Mi verrebbe da dire: non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire! Ma credo che con un fratello venga più facile non omettere alcuna critica, anche se poi il fratello non tiene conto dei consigli.
      Contento lui...🙂
      Una buona estate anche a te, Giuseppe.

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